Sorano – La città del Tufo

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A Sorano, in provincia di Grosseto, c’è un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato secoli fa. In questo incontaminato angolo della Maremma sorge il Parco Archeologico Città del Tufo, inaugurato nel 1998 per tutelare la splendida “area dei tufi”, come viene chiamata, una zona che abbraccia Sorano, Sovana e Vitozza.

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Cosa rende tanto speciale questo parco? Si tratta di un connubio più unico che raro di storia e natura, dove il periodo etrusco si fonde con quello medievale, permettendo al visitatore di ammirare reperti mozzafiato come la tomba Ildebdranda e di camminare fra le cosiddette Vie Cave, percorsi scavati nelle pareti tufacee secoli fa.

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Gli Etruschi sono sicuramente gli abitanti più famosi di questa zona e furono proprio loro a scavare le Vie Cave, imponenti canali scavati nel tufo che servivano a collegare gli insediamenti etruschi e la necropoli, oltre che costituire un sistema di difesa. Gli antichi Romani utilizzarono questo sistema di vie, noto anche come Cavone, collegandolo alla via Clodia. Quest’importante via, una diramazione della via Cassia, rappresentava uno snodo fondamentale nel sistema viario romano. Anche durante il Medioevo abbiamo testimonianze di un forte utilizzo di queste cavità, adibite a rifugio per gli animali, laboratori di ceramica, falegnamerie e persino conventi.

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Immersi nei boschi di lecci e castagni, dove diverse specie animali vivono indisturbate, possiamo ancora oggi visitare le meraviglie che ci sono state lasciate da chi ha abitato l’area in passato. In epoca medievale, infatti, la frazione di Sovana fu scelta come dimora dalla ricca famiglia degli Aldobrandeschi.

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Quando, nel 1293, Anastasia Aldobrandeschi sposò il conte Romano di Gentile Orsini, la dinastia degli Orsini sostituì definitivamente la precedente nel dominio della zona. A Sorano si può ammirare tuttora la Fortezza Orsini, che la famiglia ereditò dagli Aldobrandeschi e rinforzò per resistere alla nuove esigenze belliche, in particolare agli scontri con la Repubblica di Siena.

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Tornando a Sovana, invece, ci attende la necropoli etrusca, un complesso di epoca etrusca risalente al III-II sec. a.C.,  il cui monumento più famoso è sicuramente la tomba Ildebranda. Completamente scavata nella roccia, la tomba fu scoperta nel 1924 da Gino Rosi e poi studiata in maniera approfondita da Ranuccio Bianchi Bandinelli nel 1929.

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Con la sua ampia facciata e due scalinate laterali, la tomba è costruita interamente nel tufo, senza bisogno di aggiungere elementi architettonici aggiuntivi. Dagli studi effettuati sulla tomba, sono emersi alcuni particolari davvero affascinanti: un tempo, stucchi policromi abbellivano l’interno, anche se a noi sono arrivati solo pochi frammenti.

 

 

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