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COSA VISITARE A SIENA :

Siena, insieme a Firenze e Pisa, è uno dei centri artistici più frequentati della Toscana. Nota nel mondo per il Famoso Palio (che accende tanto la passionalità dei senesi quanto la riprovazione degli animalisti), Siena è stata ed è vera protagonista della storia Toscana ed Europea, sia da punto di vista delle arti che economico/finanziario (qui risiede infatti la più antica banca in attività del mondo, il Monte Dei Paschi di Siena).

 

Siena è bella in ogni stagione ma certamente la maggior parte delle persone la raggiungono in primavera in occasione dei ponti che da Pasqua al 2 giugno allentano un po’ le settimane lavorative e ovviamente in estate, nel periodo delle vacanze e del Palio

 

 

Piazza del Campo :

 

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Cuore della città, con l’originale forma a conchiglia. Qui due volte all’anno (2 luglio e 16 agosto) si svolge il Palio di Siena, antica sfida a cavallo tra le contrade della città. Per tradizione la Piazza e il Palazzo Pubblico non appartengono ad alcuna contrada.

 

PALIO DI SIENA

 

 

Originariamente adibita a spazio per i mercati, è una delle più grandi creazioni dell’urbanistica medievale. Da qui si diramano le tre principali vie cittadine, spine dorsali dei Terzi.

 

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Palazzo Pubblico e Torre del Mangia :

 

 

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Sulla piazza si affacciano il Palazzo Comunale, la Torre del Mangia, la Fonte Gaia e numerosi monumenti e palazzi signorili.

 

Qui puoi dedicare un paio d’ore alla visita del Museo Civico che ospita capolavori artistici dell’arte senese e toscana come la Maestà di Simone Martini nella Sala del Mappamondo,

 

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l’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo di Lorenzetti, nella Sala dei Nove,

 

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il ciclo degli Uomini Famosi di Taddeo di Bartolo.

 

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Accanto al Palazzo Pubblico si può visitare la Torre del Mangia, antica torre campanaria del palazzo comunale costruita nel 1338, prende il nome da Giovanni di Duccio detto “Mangia Guadagni” per la sua abitudine a sperperare il denaro nelle osterie di Siena.

 

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Alta 88 metri e con 400 gradini che conducono in cima è il posto giusto dove godere di un’incantevole vista sulla città. La visita richiede circa 30 minuti. 

 

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Duomo di Siena : 

 

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La Cattedrale di Siena merita una visita di per sé, ma da pochi anni il tour è stato arricchito con la possibilità di accedere ai  locali mai aperti al pubblico posti al di sopra delle volte stellate della soffitto, per ammirare suggestivi panorami sia dentro che fuori il Duomo.

 

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Santa Maria della Scala : 

 

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Sorto sulla via Francigena, proprio di fronte al Duomo, il Santa Maria della Scala costituì uno dei primi esempi europei di ricovero e ospedale, con una propria organizzazione autonoma e articolata per accogliere i pellegrini e sostenere i poveri e i fanciulli abbandonati.

 

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A seguito di lasciti e donazioni, tra la fine del Duecento e i primi del Trecento, l’ospedale iniziò a suddividere ed organizzare il proprio patrimonio terriero in vaste aziende agrarie denominate grance, sparse in tutto il territorio senese.  Il Santa Maria ebbe un ruolo molto importante anche in ambito culturale e artistico.

 

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Oggi, oltre ai numerosi e prestigiosi ambienti monumentali che ne costituiscono il cuore e nei quali è possibile ammirare il prezioso e vasto patrimonio artistico (i meravigliosi e imperdibili affreschi del Pellegrinaio, la Cappella del Manto, la Sagrestia Vecchia, la Cappella della Madonna, la Chiesa della Santissima Annunziata, gli oratori di Santa Caterina della Notte e di Santa Maria sotto le Volte), sono aperti al pubblico anche il Museo Archeologico ospitato nei suggestivi cunicoli; il Museo d’Arte per Bambini, il Centro d’Arte Contemporanea/SMS Contemporanea; la Biblioteca e Fototeca d’Arte di Giuliano Briganti.

 

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Fortezza Medicea  ( Forte di Santa Barbara ) : 

 

 

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Passati i giardini della Lizza, realizzati in epoca ottocentesca negli spazi dove si svolgevano le esercitazioni della cavalleria si arriva al Forte di Santa Barbara o Fortezza Medicea, eretta nel 1560 su disegno di Baldassarre Lanci, per volere di Cosimo I dé Medici, nell’intento di ostacolare qualsiasi iniziativa da parte dei senesi nel riconquistare l’indipendenza.

 

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L’imponente Fortezza sorge nel luogo in cui alcuni anni prima Carlo V dette l’ordine di edificare la sua fortezza, poi rasa al suolo dai senesi nel 1552. Inizialmente la struttura aveva un forma ad “L”, venne poi modificata nella forma quadrata, dall’ingegnere urbinate Baldassarre Lanci, è caratterizzata da profondi bastioni angolari.

Alla fine del Settecento, la Fortezza fu smilitarizzata e dal 1937 trasformata in giardino pubblico, dal quale è possibile ammirare uno splendido panorama della città e dei colli che la circondano.
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Oggi è sede di mostre temporanee e nei sotterranei è stata allestita l’Enoteca Italiana permanente con alcune sale predisposte al soggiorno e alla degustazione di alcuni tra i più pregiati vini italiani.

 

 

 

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Al suo interno ospita l’Associazione Siena Jazz, nata il 9 settembre 1977, che vi organizza i corsi di formazione per musicisti e laboratori di ricerca musicale, svolge le proprie attività in una struttura con 20 aule per l’insegnamento, un archivio sonoro e una biblioteca.

 

 

Pinacoteca Nazionale  :

 

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Pinacoteca Nazionale, uno dei più grandi musei italiani, nota per la raccolta dei dipinti cosiddetti a “fondi d’oro” del Trecento e Quattrocento senese

 

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Qui si possono ammirare i capolavori di Duccio di Boninsegna, Simone Martini, dei Lorenzetti, del Sassetta ecc. Gli appassionati d’arte non dovrebbero perdersela: la Pinacoteca si trova in Via San Pietro, 29, che si raggiunge se percorrendo fino in fondo la centralissima Via di Città, si svolta poi a sinistra e si cammina per una sessantina di metri.

 

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Loggia della Mercanzia 

 

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La graziosa Loggia della Mercanzia detta anche di San Paolo o Dei Nobili, è un’opera caratteristica dello stile senese che segna il passaggio dall’epoca medioevale a quella rinascimentale ed il cui sviluppo avvenne molto più lentamente, mantenendo elementi ancora tipicamente gotici.

Con la sua architettura imponente ed elegante la Loggia della Mercanzia sorge dietro Piazza del Campo, in corrispondenza della Croce del Travaglio (da qui inizia la scoperta del Terzo di Città), luogo dove si incontrano le tre strade che hanno originato lo sviluppo di Siena: Banchi di Sopra, Banchi di Sotto (rami dell’antica Via Francigena che attraversava la città) e Via di Città.

 

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E’ un’opera gotico-rinascimentale progettata da Sano di Matteo e Pietro del Minella tra il 1417-1428, una bella costruzione composta da un ampio loggiato aperto a tre alte arcate su pilastri dai ricchi capitelli. Sopraelevata nel XVII secolo reca, nei tabernacoli addossati ai pilastri, delle statue quattrocentesche di santi realizzate da Vecchietta.

 

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Un turista, che visita Siena per la prima volta, si trova inevitabilmente catapultato indietro nel tempo o meglio ha la sensazione che il tempo si sia fermato, perché tutto è rimasto com’era: la stessa città invita ad andare alla riscoperta di quei secoli medioevali, periodo di massimo splendore artistico e civile, attraverso itinerari che ripercorrono a ritroso nel tempo storiche vie e pittoreschi palazzi. Uno di questi itinerari è quello che dalla Loggia della Mercanzia, monumento che testimonia il potere mercantile della città medioevale e che porta alla Chiesa di Sant’Agostino (di origine duecentesca), un tragitto che segue Via di Città, una tra le strade più belle della Siena antica.

 

 

Castello delle 4 Torri :

 

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Il Castello delle Quattro Torri, sorge alla periferia di Siena, in località Santa Regina, ancora oggi mantiene intatta la sua originaria struttura, nella quale spiccano le quattro torri che danno per l’appunto il nome al castello.
Il Castello è di origine medievale, risale al XIV-XV secolo. Nel 1376 il complesso divenne proprietà della famiglia Bichi che lo fece restaurare entro la metà del secolo successivo.

 

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L’impianto architettonico di forma quadrata in cotto, si caratterizza per la presenza di quattro torri angolari di varie dimensioni ma della stessa altezza, la porta di ingresso è dotato di un arco a sesto acuto, il cortile interno è ornato su due lati da un portico, nel quale si trova la scala che conduce ai piani superiori. 

Oggi il castello è residenza privata lo si può ammirare solo dall’esterno.

 

 

 

Montagnola Senese : 

 

La Montagnola Senese, è un’area collinare a ovest di Siena, il suolo è costituito da formazioni calcaree, da marmi e da sedimenti continentali del Miocene, il terreno di queste colline è di un colore rosso intenso, dovuto alla presenza di ferro e bauxite.

 

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Nella piana di Rosia esiste un importante bacino acquifero che porta l’acqua a tutta la popolazione locale e alla città di Siena, molto numerose sono anche le sorgenti, sparse lungo le pendici della Montagnola.

Il territorio è ricco di boschi, la parte più alta delle colline è ricoperta da selve di macchia mediterranea, lecci, cerri, castagni, polloni, carpini, querce, cipressi ecc…, mentre il sottobosco è ricco di rovi, pungitopo, felci, agrifoglio ecc…

 

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Passeggiando tra i boschi nel periodo autunnale si possono trovare molte varietà di funghi, e ancora nespole, more e fragole, mentre in primavera sono protagonisti i fiori, le primule, vari tipi di ginestre, gli anemoni, i ciclamini e i biancospini. 
La zona è abitata da diversi animali come i lupi, i cinghiali, caprioli, daini, volpi, tassi, istrici, ricci, scoiattoli e numerose sono le specie di uccelli migratori presenti.
Il clima del territorio è temperato con estati caldo-umide ed inverni fresco-umidi.

 

 

COSA FARE E VEDERE FUORI SIENA : 

 

 

Bagno Vignoni – le acque termali :

 

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Bagno Vignoni è una delle frazione più caratteristiche di San Quirico d’Orcia, un antico e suggestivo borgo, molto conosciuto per le sue acque termali fin dai tempi degli Etruschi e dei Romani.

Nel periodo che va dall’inizio del 1100 fino alla fine del ‘200, Bagno Vignoni fu sotto la signoria della famiglia Tignosi, successivamente sia il borgo che i vari castelli che circondano la zona passarono sotto la dinastia della famiglia dei Salimbeni e dal 1417 divenne proprietà del comune di Siena.

 

Questo piccolo e caratteristico borgo, presenta ancora oggi un assetto urbanistico inalterato nel tempo, la vasca che contiene le acque termali è posta al centro della piazza , di forma rettangolare è chiusa su tre lati da una cinta muraria alta circa un metro e mezzo, tutto intorno si disposero le abitazioni e alcuni edifici realizzati dall’architetto Bernardo Rossellino, quale il loggiato dove spesso si recava Santa Caterina da Siena, per trovarvi pace e sollievo ai propri malanni, mentre Papa Pio II Piccolomini un altro assiduo frequentatore di queste acque, intorno alla metà del ‘400 vi fece costruire una villa divenuta oggi un elegante albergo.

Bagno Vignoni è posto lungo una piana, a metà tra il colle Vignoni e le anse del fiume Orcia, le acque che sgorgano dalla sorgente che alimentano la vasca del 1500, hanno una temperatura di oltre 50°C per questo sono particolarmente adatte per bagni, fanghi e inalazioni, nella cura di patologie quali: malattie otorinolaringoiatriche e delle vie respiratorie, malattie ginecologiche e malattie reumatiche.

Un tempo queste acque fornivano una serie di mulini disposti lungo il fiume, oggi è possibile visitare quest’area chiamata il Parco dei Mulini, grazie ad un recupero della zona effettuato dal comune di San Quirico d’Orcia.

 

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Visitare l’Accademia Navale di Livorno e la nave scuola Amerigo Vespucci :

 

La nave scuola Amerigo Vespucci

Pur essendo un luogo destinato all’istruzione e la formazione, l’Accademia Navale può essere visitata dal pubblico, che potrà scoprire così un aspetto poco conosciuto della vita militare e vedere da vicino alcuni luoghi ricchi di storia del nostro Paese. Le visite sono guidate e si snodano attraverso la Sala storica, la Galleria Allievi, la Cappella, il Piazzale Allievi, il Brigantino interrato, la Biblioteca e il Palazzo Studi.

 

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L’ingresso per le visite all’Accademia Navale si effettua attraverso il Cancello San Jacopo, situato in viale Italia 72.

 

 

Storia e funzione dell’Accademia Navale di Livorno

A Livorno ha sede il principale ente universitario di formazione italiano per chi aspira a diventare Ufficiale della Marina Militare: l’Accademia Navale. Una struttura storica non solo per la sua centenaria funzione, ma anche per i luoghi su cui è stata edificata. Il complesso originario, infatti, sorge sull’area del Lazzaretto di San Jacopo, il luogo che veniva utilizzato per la quarantena dei marinai provenienti dai mari di Levante. Questa parte dell’Accademia venne inaugurata nel 1881, grazie soprattutto alla volontà dell’Ammiraglio Benedetto Brin che volle unificare la Scuola Navale del Regno di Sardegna, che aveva la sua sede nella città di Genova, e quella Borbonica, con sede a Napoli, diventando in questo modo un simbolo dell’unità nazionale. Successivamente, nel 1913, il complesso si ampliò arrivando a estendersi anche nella zona del Lazzaretto di San Leopoldo.

 

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Negli anni segnati dalla Seconda Guerra Mondiale, l’Accademia dovette abbandonare la sua sede e trasferirsi prima a Venezia e, quindi, a Brindisi. Dopo tre anni, però, fu finalmente possibile farla tornare alla sua originale sede livornese, anche se i pesanti bombardamenti subiti imposero la necessità di un’imponente opera di restauro che non solo ne ripristinò l’aspetto originario e le sue funzioni, ma potenziò notevolmente le sue infrastrutture, con l’aggiunta, per esempio, nel 1966, del Palazzo Studi, sede, oggi, dei laboratori scientifici e delle aule specialistiche.

 

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Attualmente, l’Accademia può contare su una superficie di 215 mila metri quadrati, aprendosi verso il mare con un fronte che misura quasi due chilometri. All’interno trovano spazio laboratori, dormitori, piscina, palestra, biblioteche e, naturalmente, le aule dedicate alla formazione.

 

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Non mancano, però, anche il cinema e l’auditorium, per quella che può davvero essere definita come una piccola cittadella completamente dedicata alla vita militare della Marina, che accoglie più di 1.200 persone tra Allievi Ufficiali e Ufficiali.

La formazione di base è volta all’istruzione dei giovani che vogliono diventare Ufficiali in Servizio Permanente Effettivo della Marina Militare. Ci sono, però, anche corsi per l’istruzione professionale di chi desidera prestare un servizio in Marina a tempo determinato e di chi aspira al ruolo di pilota di complemento. Non mancano corsi di perfezionamento e formazione per diverse altre tipologie di militari. L’Accademia, inoltre porta avanti diverse attività di ricerca e di studio a livello universitario, come è logico che sia per quanto riguarda i settori della cultura di preminente interesse della Marina Militare.

 

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Nei suoi 120 anni di vita e più, da queste aule sono usciti più di 8000 Ufficiali dei corsi normali e qualcosa come 25 mila Ufficiali provenienti dai corsi di complemento. A questi si aggiungono i circa 2000 Ufficiali a Nomina DirettaL’insegnamento segue da decenni l’antica e rigorosa tradizione che educa al senso del dovere, alla disciplina e al culto della Patria e dell’Onore. I ritmi di lavoro sono intensi e molto ben scanditi, alternano momenti di studio alla pratica sportiva e gli altri aspetti della vita militare.

 

Una meraviglia di bellezza ed efficienza:  l’Amerigo Vespucci

 

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Il vero fiore all’occhiello dell’Accademia, però, ammirato e invidiato dalle marine militari di tutto il mondo, è l’Amerigo Vespucci, il famoso veliero e Nave Scuola della Marina Militare, più volte definita come la nave più bella del mondo. Questa storica imbarcazione, varata ufficialmente nel 1931 e , caratterizzata dai suoi tre alberi, il principale dei quali raggiunge i 54 metri di altezza, è regolarmente usata per la formazione degli allievi ufficiali.

Proprio per la sua natura di nave scuola, l’Amerigo Vespucci è per la maggior parte dell’anno impegnata in mare in attività di navigazione. Quando, però, attracca nel porto di Livorno, è possibile visitarla, scoprendo l’incredibile fascino di un veliero d’altri tempi, perfetta sintesi della tradizione di una volta e della modernità della vita militare di oggi.

 

Nave Amerigo Vespucci, con gli allievi del primo anno dell'Accademia Navale a riva dei pennoni, fa rientro in porto a Livorno al termine dei tre mesi di campagna addestrativa estiva 2013-09-19 © Massimo Sestini Amerigo Vespucci, with students of the first year of the Naval Academy to the shore of the spars, is returning to port in Livorno at the end of the three months of the campaign addestrativa summer 2013-09-19 © Massimo Sestini

L’acquario di Livorno :

 

Girando le spalle al mare, invece, nello stesso contesto della Terrazza Mascagni, si possono vedere i locali dell’Acquario di Livorno, altro luogo della città che merita indubbiamente una visita.

 

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Si tratta del più grande acquario della Toscana, capace di contenere 2 mila animali di 300 diverse specie. Entrare in questo luogo significa immergersi fisicamente all’interno del Mediterraneo, scoprendone le caratteristiche naturali peculiari, ma anche la sua storia e i suoi tesori.

 

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Al piano terra, dodici nuove vasche sono interamente dedicate alle bellezze del “Mare Nostrum” e alla scoperta di tutte le sue biodiversità. Più “locale” è invece la sezione dedicata alla Costa degli Etruschi, quel tratto di litorale che ha in Livorno uno dei suoi snodi principali. Qui la presenza di una vasca tattile permette di toccare letteralmente con mano alcuni pesci come le razze.

 

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Ma il viaggio marittimo continua e si spinge ben oltre, con la grande vasca Indo-Pacifica dalla capacità di circa 300 mila litri di acqua; i variopinti colori del Mar dei Caraibi; il più nostrano litorale ligure; la zona delle acque tropicali e l’Area Marina Archeologica Greco – Romana con il relitto di una nave romana.

 

L’indirizzo dell’Acquario di Livorno è Piazzale Mascagni, 1.

COSA MANGIARE A LIVORNO

 

 

Piatti Tipici Livornesi:

 

Storia e gloria del cacciucco, del pesce e altre tipicità da assaggiare…

 

Cacciucco alla livornese :

 

 

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Tra i posti più economici in Toscana dove mangiare del buon pesce fresco c’è sicuramente Livorno. Ma prima di presentare i vari piatti tipici della città, vale la pena contestualizzare meglio la sua storia enogastronomica: darà spessore ai buoni piatti che mangerete in città e ottimi spunti di conversazione durante le vostre vacanze a Livorno.

La cucina livornese è una cucina rissosa e popolaresca come, un tempo (stiamo parlando del XVII e del XVIII secolo) era la sua gente. A prescindere dal fatto di condividere o meno questo illustre parere, bisogna ammettere che la tradizione gastronomica rispecchia la storia di una città.

Livorno, in seguito all’emanazione della Costituzione Livornina, richiamò gente da ogni angolo del Mediterraneo. E, ovviamente, queste persone, si portarono dietro anche le proprie usanze gastronomiche che andarono ad abbracciare e a fondersi, in molti casi, con la cucina locale. Una cucina povera, semplice, frutto dell’arte di arrangiarsi e basata, in particolar modo, sui prodotti del mare.

Livorno è una splendida città di mare. Non stupisce, dunque, che il re delle tavole sia il pesce, spesso accompagnato da pomodori. La città toscana, grazie agli ebrei sefarditi (ossia iberici) fu la prima città ad utilizzare questo ortaggio. I piatti simbolo della città di Livorno vedono come ingredienti chiave proprio il pesce ed il pomodoro.

Il Cacciucco (o caciucco, con disappunto dei locali) è forse il piatto più tipico e noto della città. Le origini di questo squisito piatto a base di pesce si perdono nella notte dei tempi. Una leggenda narra che già i Fenici lo preparavano! Un’altra, più probabile, lega la nascita del Cacciucco ad una disgrazia in mare. Per aiutare la famiglia di un povero pescatore, i suoi compagni donarono un pesce diverso: chi un polpo, chi una seppia, chi un calamaro…Con i diversi pesci, la vedova, preparò ai figli una zuppa che portò in tavola con delle semplici fette di pane.

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La ricetta originale prevede che il cacciucco venga preparato con ben sedici ittiche diverse: seppia, polpo, grongo, murena, palombo, cappone,bavosa, boccaccia, cicala, gallinella, ghiozzo, anguilla, sugarello, dentice, scorfano e branzino. Non essendoci un’unica e sola ricetta, nella buona parte dei casi, però ci si basa sul pescato di giornata e ci si limita a mettere esemplari di molluschi (sua cefalopodi sia bivalvi), crostacei, squali a tranci e tradizionali pesci da zuppa (come lo scorfano, il cappone e la gallinella). Immancabile, per apprezzare a pieno il Cacciucco, è un buon bicchiere di vino. Rigorosamente rosso.

Baccalà alla Livornese :

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Altro piatto della tradizione gastronomica livornese è il baccalà alla livornese, preparato con il sugo di pomodoro. Le origini di questo prelibato piatto sono molto antiche. Con ogni probabilità deve la sua nascita all’introduzione del pomodoro. Preparare questo baccalà a regola d’arte non è molto semplice. Bisogna fare attenzione ad ammollarlo per bene e di fare in modo da eliminare tutto il sale.

Triglie : 

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Orgoglio della cucina livornese sono anche le triglie. Le triglie alla livornese, sono un secondo piatto leggero e gustoso, che vede protagonista un pesce ricchissimo di sali minerali, fosforo, magnesio, selenio e vitamina A.

Cuscussù :

Meno conosciuto, ma ottimo è il cuscussù, variante livornese del Cous Cous, Introdotto dagli ebrei, viene preparato con minestrone di verdure e polpettine, preferibilmente di vitellone.  

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“cinque e cinque” : 

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Chi visita la città non può non gustare il “cinque e cinque”: una focaccia di pane francese ripiena di torta di ceci così chiamata dal detto tradizionale “cinque soldi di pane e cinque soldi di torta”. 

Vino : 

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Un buon pranzo, o una buona cena, non è tale senza un bicchiere di vino. In zona ci sono alcune varietà buonissime, come ad esempio Il Bolgheri o il Sassicaia (quest’ultimo può essere molto costoso: oltre 100€ a bottiglia) e più in generale tutti i vini che provengono dalla costa degli etruschi.

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Ponce alla livornese :

Nei mesi invernali, per scaldarsi, assaggiate anche il Ponce alla livornese, bevanda calda a base di caffè e rum, derivante dal punch inglese con influenze sudamericane per il rum e arabe per il caffè.

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Tra i liquori sono da provare il Sassolino, simile all’assenzio, la forte Persiana a base di anice e menta e il Tuaca dall’aroma fragrante

 

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