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PRATO generica con nome

 

UN PO’ DI STORIA DELLA CITTA’ :

 

Fin dalla preistoria il territorio di Prato fu sede di stanziamenti umani, ne sono una testimonianza i numerosi manufatti Nel 1997 vengono riportati alla luce i resti di una città etrusca (fino a quel momento sconosciuta) nella zona di Gonfienti.

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Fino ad allora si era pensato che i primi insediamenti stabili fossero riconducibili al Medioevo. Gli scavi hanno dimostrato inoltre che la città (VI sec a.C.) non era affatto piccola e recentemente è stata avanzata addirittura l’ipotesi che potrebbe trattarsi dell’antica Camars, ovvero la mitica patria del Re Porsenna .

 

gonfienti

Quando giunsero i romani, i terreni dove oggi sorge Prato furono organizzati secondo un preciso schema di strade, canali e appezzamenti agricoli da assegnare a nuovi coloni, in genere soldati veterani, mentre non è certa l’esistenza di un insediamento urbano di questa epoca.

Successivamente furono i Longobardi a stanziarsi sul territorio pratese, soprattutto nella Val di Bisenzio e nella zona di Montemurlo, ma occorre aspettare il IX secolo per avere le prime notizie dell’abitato di Prato.

Fu infatti intorno ai primi del XI secolo che si formò il centro urbano di Prato, tramite la fusione di due abitati, quello di Borgo al Cornio, situato vicino alla Pieve di Santo Stefano, l’attuale Duomo, e quello prossimo alla dimora dei Conti Alberti, sui cui ruderi fu fatto costruire da Federico II il Castello dell’Imperatore giunto ai nostri giorni.

 

castello federico secondo prato

Prato si costituì libero comune nel XII secolo, e fra il XII e il XIII secolo ebbe inizio la lavorazione della lana e la fabbricazione di tessuti, merito anche della presenza del fiume Bisenzio ed alla realizzazione di un sistema di canali chiamate gore, scavate apposta per ricevere le sue acque, utili per fornire energia alle gualchiere e per il lavaggio dei panni.

 

gore prato

 

L’arte tessile si affermò ed ebbe un grande sviluppo nel XIV secolo con la creazione delle corporazioni delle arti e gli scambi commerciali con altri paesi europei. L’archivio di lettere, registri ed altri oggetti appartenuti a Francesco Datini, celebre mercante di Prato, ne costituiscono una prova molto interessante.

 

Statua dedicata a Francesco Datini : 

francesco datini statua

 

Intanto la vicina Firenze, che aveva sempre avuto mire di conquista verso Prato, ne ebbe il pieno controllo nel 1351. Prato fu venduta dalla Regina Giovanna di Napoli a Firenze e ne seguì nei secoli seguenti le sorti, sia sotto la dinastia dei Medici sia con la Repubblica Fiorentina, e proprio come conseguenza di un accordo fatto dai Medici con l’esercito della Lega Santa, un’alleanza fatta fra il Papa Giulio II e gli Spagnoli, poiché essi erano stati cacciati da Firenze e volevano rientrarvi, il 29 agosto 1512, i soldati spagnoli assediarono la citta di Prato e vi operarono una tremenda devastazione, chiamata il Sacco di Prato.

 

sacco di prato

 

Sotto il casato dei Medici furono edificati ville, palazzi nobiliari e la Chiesa di Santa Maria delle Carceri, costruita su progetto dell’architetto Giuliano da Sangallo. Il XVII secolo rappresentò per Prato un periodo di declino economico, che terminò agli inizi del settecento con l’arrivo dei Duchi di Lorena, i quali incentivarono lo sviluppo culturale ed economico della città, che si affermò notevolmente nei secoli successivi.

 

COSA VISITARE A PRATO  :

 

 

La Cattedrale di Santo Stefano : 

 

 

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Questa è la più antica chiesa di Prato; se ne hanno testimonianze già nel X secolo anche se probabilmente era già presente durante il VI secolo, all’interno del borgo primitivo che diede origine all’odierna città. Nonostante l’antica età dell’edificio che si perde nei secoli, l’aspetto esterno è più recente. Il caratteristico stile tardo gotico infatti risale a rifacimenti del XII secolo.

COSA MANGIARE A PRATO : 

 

Chiunque conosca la cucina toscana sa che la sua bontà deriva dalla semplicità delle ricette: il riciclare gli avanzi e il mescolare ingredienti economici sta alla base della cucina povera. La gastronomia di Prato è in linea con quella regionale: la regola principale è evitare gli sprechi. I dintorni della città offrono tante materie prime per realizzare piatti gustosi e salutari, primo fra tutti l’olio extravergine delle colline di Carmignano.

Il prodotto è pregiato almeno quanto i vini della zona: dal Barco Reale al Carmignano DOCG, di cui Villa Artimino e Tenuta Ambra sono ottimi produttori.

 

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Nella zona intorno a Poggio a Caiano, infatti, è possibile visitare aziende vitivinicole e frantoi, per capire come vengono lavorati, per assaggiare e comprare i prodotti della Terra dei Medici. Se avrete voglia di raggiungere Artimino, potrete infatti osservare la Villa dai Cento Camini, immersa tra uliveti e vigne, antica proprietà di campagna della nobile famiglia fiorentina.

 

Villa dai Cento Camini

 

 

MORTADELLA DI PRATO : 

 

Tornando alla tavola, il primo piatto veramente pratese è la mortadella. No, non è un’antica faida con gli emiliani: la mortadella di Prato non ha niente a che fare con quella nazionale. E’un salume particolare e difficile da reperire, perchè solo poche macellerie vendono quella originale, ormai presidio Slow Food.

 

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E’realizzata con le carni scartate della finocchiona e speziato con pepe e sale, chiodi di garofano, cannella e coriandolo, polpa di aglio e alchermes.  Un ottimo antipasto, servito con i classici crostini di fegatini e altri affettati nelle trattorie più caserecce , o acquistabile presso alcune macellerie.

 

SEDANI ALLA PRATESE : 

 

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La ricetta più tradizionale è quella dei sedani “alla pratese”, ricavata dal riutilizzo delle costole esterne della verdura. I sedani vengono riempiti con una polpetta di carne, fritti e poi cucinati con un sugo non proprio ipocalorico. La preparazione è molto lunga e di sicuro non può essere considerato un contorno: diventa a tutti gli effetti un ottimo secondo o addirittura un piatto unico. Nelle osterie li potrete trovare secondo “le ricette delle nonne”: chi li cuoce nel pomodoro e chi nel ragù, chi mette la mortadella nella polpetta e chi ne fa una versione light.

 

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IL PANE DI PRATO : LA “BOZZA”

 

Anche il pane è tutto pratese: la bozza è la tipica forma della città. Ovviamente non piacerà agli amanti del pane salato, ma si abbina bene ai pasti saporiti della zona e anche questa non si butta via!

 

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Con i filoncini raffermi si possono cucinare ottime minestre di pane, panzanelle, pappe col pomodoro. Conviene quindi averla fresca tutti i giorni: non mancano di certo i buoni fornai.

 

I CANTUCCI DI PRATO:

 

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Ebbene questi dolci deliziosi sono detti anche Biscotti di Prato proprio per la loro origine. Rappresentano uno dei vanti della regione e sono famosi e consumati in ogni parte d’Italia. Piccole prelibatezze alle mandorle alle quali è impossibile resistere se accompagnate da un buon bicchiere di vin santo.

 

I BRUTTI ma BONI : 

 

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I Bruttiboni sono un altro ottimo dessert per concludere un pasto luculliano consumato a Prato. Nonostante l’aspetto poco invitante per chi non li conoscesse , nascondono anch’essi un ripieno di mandorle dolci e amare, chiare d’uovo e scorza di limone. Assolutamente da provare!

 

I SASSI DELLA CALVANA : 

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Sassi della Calvana sono tipici della zona di Vaiano e Vernio e a differenza del nome, che starebbe a indicare l’origine carsica del monte che svetta su Prato, non sono per niente duri. Sono biscotti morbidi, da diversi sapori: olio e nocciole, farina di castagne e pinoli, uvetta, vin santo e limone. Il loro costo non è proprio economico, ma sono un’originalità della zona che non potete non assaggiare.

 

PESCHE DI PRATO : 

 

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Il dolce finale è quello storico delle Pesche di Prato. La leggenda narra che vennero preparate dalla Locanda Contrucci di Piazza Duomo per festeggiare l’Unità di Italia e si unirono così alla tradizione gastronomica della città perchè continuarono ad essere richiestissime. Della frutta hanno solo la forma e il nome,  e quando è stagione, anche una piccola fetta decorativa; ma in realtà sono dei panetti dolci, bagnati nell’alchermes e zuccherati e poi conditi con una crema densa.

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Ricette Tipiche Pratesi :

 

LE PESCHE DI PRATO : LEGGI TUTTO 

 

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Le Pesche di Prato fanno la propria comparsa nelle vetrine del centro della città toscana, verso la seconda metà dell’Ottocento, grazie all’abilità dei fornai pratesi che le preparavano inizialmente con un impasto di pane raffermo, al quale davano la forma di una pesca spaccata, farcita di crema pasticcera, imbevuta di sciroppo rosso e vellutata con lo zucchero semolato. Ma è solo grazie ai pasticceri che le Pesche di Prato si sono evolute dalla ricetta iniziale diventando più morbide e ricche, da prodotto da forno a raffinata pasticceria.

 

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L’impasto di pane è diventato pasta brioche, morbido e profumato di vaniglia, miele e arancia candita tritata finemente. L’alchermes è rimasto lo stesso, si tratta del liquore rosso usato per bagnare la pasta, prodotto dall’Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella di Firenze, la cui ricetta risale al 1743. Il particolare colore rosso rubino di questo liquore unico è dato dalla cocciniglia, il gusto è antico, profumato di cannella, coriandolo, anice stellato e chiodi di garofano. La crema pasticcera è il vero trait d’union che unisce le due mezze pesche, deve essere liscia, morbida, aromatica e armoniosa, deve esplodere in bocca con la forza del suo gusto, ma svanire in fretta, lasciando il palato fresco e pulito senza traccia di uovo. Si possono trovare di grande dimensione e piccole, come pasticceria mignon; era la merenda più ambita per i ragazzi degli anni Cinquanta del secolo scorso.

 

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