La Chimera di Arezzo

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La Chimera è sicuramente una delle creature mitologiche più affascinanti e famose di sempre. Nella mitologia greca si parla infatti della khimaira, un essere mostruoso nato dall’amore fra Tifone ed Echidna. Il primo era un mostro con cento teste di drago, la seconda una donna bellissima il cui corpo era per metà quello di un serpente maculato. I fratelli di Chimera erano Cerbero, il cane a tre teste, Idra di Lerna, serpente marino con nove teste, nonché Ortro, un grosso cane a due teste con un serpente come coda.

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Anche nell’Iliade si parla della terribile Chimera, descritta come un mostro con testa di leone, corpo di capra e coda di drago. Fu l’eroe Bellerofonte, con l’aiuto del cavallo alato Pegaso, a sconfiggere Chimera e a porre fine alle distruzioni compiute dal mostro sulle coste dell’attuale Turchia. Ma qual è il legame fra la mitologia e la celebre scultura di Arezzo?

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L’opera conosciuta come la Chimera di Arezzo è un bronzo etrusco risalente al IV-V secolo a.C., rinvenuto solo nel 1553 durante la costruzione delle fortificazioni medicee alla periferia di Arezzo. Fu il grande artista fiorentino Benvenuto Cellini a occuparsi del restauro della scultura, che tornò al suo antico splendore e fu portata a Palazzo Vecchio per volere di Cosimo I de’ Medici. La scultura venne poi spostata a Palazzo Pitti, dove il granduca stesso era solito recarsi per pulire la preziosa scultura con i propri attrezzi da orafo.

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In realtà, in un primo momento la Chimera non fu riconosciuta come tale. Il terribile mostro sputa fuoco che terrorizzava le popolazioni, secondo la mitologia, fu invece scambiato per un semplice leone, forse perché nel 1553 era mancante della coda. Nel 1718, la scultura fu spostata nella Galleria degli Uffizi, poi presso il Palazzo della Crocetta, attuale sede del Museo Archeologico di Firenze, dove potete ammirarla tuttora.

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