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COSA VISITARE AD AREZZO : 

Arezzo è la Cenerentola di Toscana, ingiustamente oscurata dalla fama di Firenze, Siena e Pisa. Non per questo, però, può essere considerata una meta turistica secondaria. Al contrario, Arezzo offre tutto quello che ci si aspetta dalla Toscana più bella: le atmosfere, l’accoglienza, l’arte e la gastronomia ma senza l’insopportabile folla di turisti che affligge le più famose sorelle toscane.

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Giorgio Vasari e Piero Della Francesca sono da sempre i testimonial storici di Arezzo. I loro lasciti artistici e architettonici sono, ancora oggi, la maggiora attrazione cittadina. Tutto rimanda a loro: il loggiato di Piazza Grande, gli affreschi della Basilica di San Francesco, il Duomo di San Donato, la Casa Museo di Vasari. Ma non c’è solo questo: Arezzo offre molto di più.

Basilica di San Francesco ad Arezzo

Basilica di San Francesco ad Arezzo

La piccola chiesa in pietre e mattoni è famosa perché ospita “La Leggenda della Vera Croce” di Piero Della Francesca, giustamente ritenuto uno dei capolavori assoluti dell’arte italiana. Il ciclo di affreschi è ispirato alla Legenda Aurea scritta dal vescovo ligure Jacopone Da Varagine e molto in voga nel Medioevo. La “Leggenda” racconta la storia del pezzo di legno con cui fu costruita la Croce di Gesù: cresciuto dal ramo che Dio mise nella bocca di Adamo morto, l’albero doveva essere usato per costruire il Tempio di Re Salomone ma si “ribellò” accorciandosi e allungandosi all’occorrenza.

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Buttato in un fiume venne usato come passerella fino a quando la Regina di Saba ne profetizzò l’uso. Salomone lo fece allora seppellire fino a quando gli israeliti non lo ritrovarono per farne la Croce di Gesù. Gli affreschi si svolgono in modo non cronologico ma sono allineati per simmetria: in alto ci sono le scene all’aperto, nella parte centrale scene di corte su sfondo architettonico, e, in basso, le battaglie. All’interno della Basilica di San Francesco è da ammirare anche un affresco di Luca Signorelli e il grande Crocifisso centrale del Maestro di San Francesco.

Piazza Grande ad Arezzo

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Piazza Grande o Piazza Vasari di Arezzo è uno dei più armonici complessi architettonici d’Italia, quindi del mondo. Costruita in ripida salita, sulla sua insolita forma a trapezio si affacciano chiese, edifici storici, loggiati e antiche botteghe.

Sulla sinistra la Pieve di Santa Maria  e il Palazzo della Fraternita del Laici con l’orologio astronomico ancora funzionante. Su questo lato c’è anche la splendida fontana pubblica. Nel lato alto della Piazza si erge la sagoma del Palazzo delle Logge costruito su progetto del Vasari. A destra, il Palazzo Lappoli con il ballatoio in legno e il Palazzo Casatorre dei Cofani con la caratteristica torre.

Curiosità: questa è la piazza de “La vita è bella” di Benigni, quando lo si vede più volte scendere in bici. Piazza Grande è sede della mensile Fiera dell’Antiquariato e della Giostra del Saracino .

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Duomo di San Donato

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Se la Chiesa di San Francesco è la più amata dai turisti, per la presenza degli affreschi di Piero Della Francesca, il Duomo di San Donato è la chiesa degli aretini di cui ha seguito le vicissitudini nel corso dei secoli. Costruita sul luogo della antica Acropoli cittadina, venne edificata a partire dal 1278 e finita solo nel 1500.

La facciata è stata rifatta all’inizio del 1900 mentre l’interno, originale, è diviso in tre ampie navate. Spiccano per bellezza l evetrate colorate di Guillame de Marcillat e la Maddalena di Piero della Francesca dipinta nel 1465. Nell’annesso Museo Diocesano sono conservate diverse opere tra cui alcune del Vasari e di Luca Signorelli. Il pannello in marmo con il “Battesimo di Cristo” che decora il Fonte Battesimale è attribuito a Donatello.

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Basilica di San Domenico 

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Il grande Crocifisso di Cimabue, recentemente restaurato, è la grande attrazione della Basilica di San Domenico.

La grande croce, alta più di 3 metri, è la prima opera attribuita a Cimabue e venne dipinta tra il 1268 e il 1271 circa.

L’esterno romanico-gotico presenta una facciata incompiuta con campanile a vela.
L’interno è a navata unica con affreschi in buona parte deteriorati mentre è ancora ben visibile l’altare gotico della Cappella Dragondelli.

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Museo di Arte Medievale e Moderna di Arezzo

Questo piccolo museo è uno dei tanti scrigni italiani poco conosciuti e sempre messi in ombra dalle grandi gallerie. Il Museo di Arte Medievale di Arezzo, invece, è proprio quello che ci si aspetta da un museo: una bella selezione di opere, la tranquillità per potersele ammirare senza folla, guide competenti e disponibili.

Il museo è ospitato nella bella “Casa della Dogana” che un tempo ospitava i Monopoli di Stato. Dopo aver superato il grande cortile porticato si entra nelle sale divise per periodo storico.

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Lungo il percorso si incontrano opere di Pietro Lorenzetti, Parri di Spinello, Bartolomeo della Gatta, Andrea della Robbia, Vasari, bellissime ceramiche di scuola umbra e toscana fino ad arrivare alle opere più recenti dell’Ottocento toscano con tele di Telemaco Signorini e Cecioni.

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La Pieve di Santa Maria 

Affacciata su Piazza Grande, l’abside della Pieve di Santa Maria contribuisce alla scenografia d’insieme del principale luogo di Arezzo. La facciata principale della chiesa è nascosta in Via Seteria, a sinistra della piazza.

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Ha cinque arcate cieche nel basamento e tre ordini di loggiati che si reggono su 68 colonne. Il poderoso campanile sulla destra è detto delle “100 buche” per la particolare lavorazione delle bifore abbinate su cinque piani.

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L’interno è a tre navate con soffitto a capriate. L’opera più importante della Pieve è il Polittico di Pietro Lorenzetti che raffigura una Madonna col Bambino, l’Annunciazione, Assunta e 12 santi. L’abside, che affaccia su Piazza Grande, è romanica con arcate cieche e due logge sovrapposte.

Casa Museo di Giorgio Vasari

Arezzo ha giustamente reso omaggio a uno dei suoi figli più illustri: Giorgio Vasari, pittore, architetto e storico dell’arte italiano. Vasari acquistò questo palazzetto nel 1511 ma non ci visse per molto tempo: subito dopo il matrimonio con la quattordicenne Niccolosa Bacci, si trasferì a Roma e poi a Firenze. Nonostante questo, si occupò direttamente della decorazione della casa collezionando quadri, sculture e altre opere andate in gran parte disperse.

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Dal 1911 è di proprietà dello Stato che lo ha destinato a Museo ed Archivio Vasariano che contiene scritti e corrispondenze che l’artista tenne con altre personalità del suo tempo tra le quali Michelangelo, Cosimo I de Medici e Pio V. La proprietà dell’archivio è contesa tra lo Stato e gli attuali proprietari dell’edificio, che hanno cercato di vendere l’intero archivio ad un acquirente russo. La visita alla Casa Museo permette di ammirare le opere distribuite sui tre piani:l’appartamento con la Camera della Fama e delle Arti, la Camera delle Muse, la Camera di Abramo e il Salone del Camino decorati dal Vasari e dai suoi allievi. In più c’è un bellissimo giardino pensile che l’artista curava personalmente.

La Fiera Antiquaria e la Giostra del Saracino 

Ogni primo sabato e domenica del mese, Piazza Grande ad Arezzo si trasforma in un immenso mercato dell’antiquariato che attira venditori e appassionati da tutta Italia. Più di 500 espositori occupano la piazza vendendo oggetti di ogni tipo: una vera miniera per esperti compratori d’arte o semplici curiosi.

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La Fiera Antiquaria di Arezzo ha quasi 50 anni (dal 1968) e per la gloria degli organizzatori, non ha mai saltato un appuntamento.

Due sole volte l’anno, invece, si svolge la Giostra del Saracino. Il penultimo sabato del mese di giugno (Giostra di San Donato) in notturna e la prima domenica del mese di settembre (Giostra di settembre) di giorno, Piazza Grande diventa lo scenario di questa antica competizione in costumi medievali. I cavalieri dei quattro quartieri cittadini devono colpire lo scudo del “Buratto” con una lancia, senza farsi colpire a loro volta dal fantoccio del Saracino. La giostra rievoca il periodo in cui ci si allenava contro l’eventuale invasione dei “Mori” ma è poi diventata nei secoli una semplice celebrazione di bravura.

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COSA MANGIARE AD AREZZO : 

 

 

La natura ha donato ad Arezzo le colline, le vigne, gli orti, gli animali selvatici e quelli della fattoria. Inoltre, il mare è lontano, gli inverni lunghi e le estati fresche, per questo aspettatevi una cucina sostanziosa fatta di paste, carne, formaggi, verdure e vino buono. 

Aspettatevi anche la grande cucina povera italiana: come antipasto arrivano i crostini con i fegatini e gli affettati del Casentino; come primi piatti non mancano mai dai menù l’acquacotta (pane uova, formaggio, funghi) le pappardelle con la lepre o al sugo di ocio (oca o pollo), gli gnocchi con ricotta e spinaci, i bringoli o i pici con vari condimenti.

 

 

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Tra i secondi troneggia la carne di Chianina, i “Grifi” il muso del vitello condito con spezie e pomodoro, una bella scelta di formaggi tra cui l’abbucciato fiorentino. Il dolce tipico di Arezzo e provincia è il Gattò aretino, tronchetto di Pan di Spagna bagnato con cioccolato e alchermes.
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Ricette Tipiche ad Arezzo  :

IL GATTO ARETINO :

 

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Il Gattò aretino è un dolce toscano tipico di Arezzo, anche se il suo nome ne rivela le antiche origini francesi dove il termine “gateau” in francese vuol dire dolce.

Si tratta di un dolce un tempo preparato nelle famiglie contadine del territorio aretino in occasione di particolari cerimonie, feste, ricorrenze o la domenica, la cui bontà ha conquistato anche i palati più raffinati dei gusti moderni facendo oggi bella mostra di sé nelle vetrine di diverse pasticcerie aretine.

In pratica si tratta di un salame dolce, un rotolo che nelle case aretine si chiama semplicemente gattò, con la “ò” accentata.
Tecnicamente è una pasta biscottata farcita con cioccolata o crema, un dolce semplice, che ha però bisogno di alcuni accorgimenti nella sua preparazione: la pasta biscottata deve essere molto morbida e simile al pan di Spagna e deve assorbire adeguatamente il liquore, che normalmente è l’alchermes rosso.

Gli ingredienti per farlo sono: farina, fecola di patate, zucchero, uova, alchermes, lievito, sale, crema di cioccolato e zucchero a velo.
I rossi d’uovo vanno montati assieme allo zucchero, poi si aggiungono le chiare montate a neve; al composto si aggiungono, sempre mescolando, il burro fuso, la farina, il lievito e un pizzico di sale.
L’impasto va poi steso sopra una teglia coperta con carta da forno e messo a cuocere nel forno già caldo per circa un quarto d’ora.
Una volta cotto va tolto e bagnato con l’alchermes, diluito con un poi’ d’acqua, dopo di che si copre la superficie con la crema pasticcera all’interno della quale è stato sciolto del cioccolato fondente, lasciandone anche una parte in scaglie.
A questo punto, aiutandosi con la carta, si deve arrotolare il dolce a forma di tronchetto, quindi cospargerlo con zucchero a velo e servirlo tagliato a fettine abbastanza spesse.

 

 

 

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